Intelligenza Artificiale e lavoro nel 2026: AI alleata o nemica? I dati Ipsos

L’Intelligenza Artificiale è già entrata nel mondo del lavoro. Ma siamo pronti a utilizzarla e a considerarla un’alleata? E soprattutto, quanto temiamo che l’AI possa sostituirci?

Il rapporto tra Intelligenza Artificiale e lavoro riguarda tutti: professionisti, imprenditori, aziende e lavoratori dipendenti. L’AI sta cambiando non solo gli strumenti digitali che utilizziamo, ma anche il modo di lavorare, organizzare il tempo e sviluppare nuove competenze. Ma quali sono i vantaggi percepiti? L’AI migliora davvero la produttività? E quanto è diffusa la paura di perdere il lavoro a causa dell’automazione?

Per rispondere a queste domande, noi di DISEVIDENZE abbiamo analizzato alcuni risultati dell’Ipsos AI Monitor 2026, la quinta edizione dell’indagine internazionale dedicata alla percezione, all’utilizzo e agli atteggiamenti delle persone nei confronti dell’Intelligenza Artificiale. La ricerca, condotta dal 20 marzo al 3 aprile 2026, ha coinvolto 23.532 adulti sotto i 75 anni in 32 Paesi.

Abbiamo confrontato quattro aree geografiche: l’Italia, un gruppo di dieci Paesi rappresentativi dell’Unione Europea*, gli Stati Uniti e la media dei 32 Paesi coinvolti nell’indagine**.

Tre domande rivolte al campione selezionato ci aiutano a esplorare il rapporto tra AI, produttività e futuro del lavoro:

1. L’Intelligenza Artificiale può migliorare il vostro lavoro?

Partiamo dalle aspettative. Credete che l’AI possa aiutarvi a lavorare meglio nei prossimi anni?

Secondo l’Ipsos AI Monitor 2026, il 40% degli intervistati nella media dei 32 Paesi ritiene che l’Intelligenza Artificiale migliorerà il proprio lavoro nei prossimi 3-5 anni. In Italia la percentuale scende al 34%, mentre negli Stati Uniti si ferma al 30%. Anche la media dei dieci Paesi UE analizzati è del 30%.

Tra la media dei 32 Paesi e quella del gruppo europeo emerge quindi una differenza di 10 punti percentuali.

Nonostante la diffusione degli strumenti di Intelligenza Artificiale, il miglioramento del lavoro non viene ancora percepito come una conseguenza scontata. Questo non significa necessariamente che le persone siano contrarie all’AI. Potrebbero riconoscerne le potenzialità senza avere ancora chiaro come utilizzarla per ottenere vantaggi concreti nella propria professione.

Per le aziende emerge una prima sfida: introdurre nuovi strumenti non basta. Occorre accompagnarne l’adozione, sviluppare competenze digitali e dimostrare come l’AI possa contribuire al miglioramento delle attività lavorative.

Grafico 1 – Intelligenza Artificiale e lavoro: confronto delle aspettative di miglioramento nel 2026 tra Italia, UE, USA e media dei 32 Paesi.

Grafico 1 – Intelligenza Artificiale e lavoro: confronto delle aspettative di miglioramento nel 2026 tra Italia, UE, USA e media dei 32 Paesi.

2. AI e produttività: in quali attività può facilitare il vostro lavoro?

Quando passiamo dalle aspettative all’esperienza concreta, il quadro cambia.

Il 62% dei lavoratori intervistati nella media dei 32 Paesi dichiara di aver risparmiato tempo grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’ultimo anno. In Italia la percentuale raggiunge il 56%, contro il 49% degli Stati Uniti e il 49% della media dei dieci Paesi UE considerati.

Il beneficio più evidente è quindi il risparmio di tempo nello svolgimento delle attività lavorative. Pensate alla ricerca di informazioni, alla scrittura di una prima bozza, alla sintesi di documenti, all’analisi dei dati o alla creazione e organizzazione di contenuti. Sono esempi di attività nelle quali gli strumenti di AI possono affiancare le persone, velocizzare alcuni processi e lasciare più spazio alle decisioni, al controllo dei risultati e alle relazioni professionali.

Ma attenzione, risparmiare tempo non significa automaticamente lavorare meglio. La qualità dei risultati dipende dalle competenze di chi utilizza l’Intelligenza Artificiale, dalla capacità di formulare richieste efficaci e dalla verifica delle informazioni prodotte.

Per noi di DISEVIDENZE è proprio qui che si gioca una parte importante del cambiamento: trasformare il tempo guadagnato in valore, anziché limitarsi a produrre più velocemente.

Grafico 2 – AI e produttività nel lavoro: percentuali di lavoratori che dichiarano di aver risparmiato tempo in Italia, UE, USA e media dei 32 Paesi.

Grafico 2 – AI e produttività nel lavoro: percentuali di lavoratori che dichiarano di aver risparmiato tempo in Italia, UE, USA e media dei 32 Paesi.

3. L’AI potrebbe sostituirvi nel lavoro?

Arriviamo alla domanda più delicata: l’Intelligenza Artificiale rappresenta una minaccia per l’occupazione?

Secondo l’indagine Ipsos AI Monitor 2026, il 35% degli intervistati nella media dei 32 Paesi ritiene probabile che l’AI possa sostituire il proprio lavoro nei prossimi cinque anni. In Italia questa convinzione riguarda il 28%, negli Stati Uniti il 25% e nella media dei dieci Paesi UE il 21%.

Il valore italiano supera quindi di 7 punti percentuali la media del gruppo europeo, pur restando inferiore a quella dei 32 Paesi analizzati.

Il risultato evidenzia un aspetto interessante: la preoccupazione per il futuro occupazionale può convivere con il riconoscimento dei benefici dell’Intelligenza Artificiale. Ma bisogna distinguere due fenomeni: automatizzare alcune mansioni e sostituire un’intera professione non sono la stessa cosa. Un software può velocizzare la scrittura di documenti, l’elaborazione di informazioni o la gestione di attività ripetitive ma non può sostituire tutte le competenze, le responsabilità e le relazioni che caratterizzano una professione.

Certamente ci saranno cambiamenti profondi nel mercato del lavoro. Alcune attività potrebbero ridursi, altre trasformarsi, mentre nuove competenze digitali potrebbero diventare sempre più richieste. La sfida, quindi, non riguarda soltanto quanti lavori potrebbero essere sostituiti dall’AI, ma soprattutto come cambieranno le professioni nei prossimi anni.

Grafico 3 – AI e occupazione nel 2026: probabilità percepita di sostituzione del lavoro in Italia, UE, USA e media dei 32 Paesi.

Grafico 3 – AI e occupazione nel 2026: probabilità percepita di sostituzione del lavoro in Italia, UE, USA e media dei 32 Paesi.

AI e lavoro: un confronto tra Italia, Europa, USA e una rappresentanza del mondo

Mettendo a confronto i tre risultati dell’Ipsos AI Monitor 2026, emergono differenze significative nella percezione dell’Intelligenza Artificiale.

La media dei 32 Paesi registra la maggiore aspettativa di miglioramento del lavoro (40%) e il maggiore timore di sostituzione (35%). Allo stesso tempo, presenta il valore più alto sul risparmio di tempo grazie all’AI (62%).

I benefici percepiti e le preoccupazioni non si escludono ma coesistono.

L’Italia mostra valori intermedi. Il 34% degli intervistati prevede miglioramenti nel proprio lavoro, il 56% dei lavoratori dichiara di aver già risparmiato tempo e il 28% considera possibile una futura sostituzione. Negli Stati Uniti tutti e tre gli indicatori risultano inferiori alla media dei 32 Paesi. Nel gruppo dei dieci Paesi UE analizzati, invece, la percezione del rischio di sostituzione è la più contenuta tra le aree confrontate.

Perché queste differenze?
Le competenze digitali, le caratteristiche delle professioni, il contesto economico e la diffusione degli strumenti di AI potrebbero influenzare le risposte. L’indagine non consente, però, di attribuire le differenze a un’unica causa. Un elemento merita particolare attenzione: aver sperimentato i vantaggi dell’AI non significa necessariamente sentirsi tranquilli rispetto al futuro del lavoro.

AI e nuove competenze: il cambiamento non si subisce, si costruisce

L’Intelligenza Artificiale è uno strumento che può aumentare la produttività e trasformare il nostro modo di lavorare. Per utilizzarla al meglio servono formazione, consapevolezza e capacità di adattamento.

Noi di DISEVIDENZE crediamo che la vera sfida sia imparare a sfruttarne le potenzialità per valorizzare le nostre competenze e migliorare ciò che sappiamo fare. Questo richiede attenzione ai rischi, nuove conoscenze e la capacità di scegliere quali attività affidare alla tecnologia, mantenendo sempre un ruolo attivo nella valutazione dei risultati.

L’AI può supportarci nell’analisi, offrirci soluzioni e aiutarci a lavorare meglio. Ma la responsabilità delle scelte e il controllo sulle decisioni finali devono restare sempre nelle mani di chi la utilizza.


Fonte e note metodologiche

Fonte: Ipsos, AI Monitor 2026, quinta edizione. Indagine condotta dal 20 marzo al 3 aprile 2026 su 23.532 adulti sotto i 75 anni, in 32 Paesi.
Link al testo dell’indagine Ipsos: https://www.ipsos.com/sites/default/files/ct/news/documents/2026-06/Ipsos-AI-Monitor-2026.pdf

* Per UE si intende la media aritmetica non ponderata dei dieci Paesi presenti nello studio: Italia, Spagna, Irlanda, Polonia, Ungheria, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Francia e Germania. Non rappresenta una stima ufficiale dell’intera Unione Europea.
** Il valore Mondo indica la media Ipsos dei 32 Paesi coinvolti, non l’intera popolazione mondiale. I Paesi analizzati sono: Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia, Ungheria, Regno Unito, Turchia, Canada, Stati Uniti, Messico, Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Perù, Cina, Corea del Sud, Giappone, India, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Israele, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda.
*** Le tre domande analizzano aspetti diversi del rapporto tra AI e lavoro: le aspettative di miglioramento, il risparmio di tempo già sperimentato e il timore di essere sostituiti. La seconda domanda riguarda soltanto gli occupati, mentre le altre utilizzano le rispettive basi di risposta Ipsos. Le percentuali possono essere confrontate tra aree geografiche per ciascun indicatore, ma non sommate o sottratte tra loro per trarre conclusioni sulle stesse persone.

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